Complessità, leadership e apprendimento continuo

Recentemente ho avuto un appassionante incontro con un executive di una grande multinazionale, in cui abbiamo parlato a lungo della leadership. E in particolare di quanto sia difficile “essere leader” quando sei costantemente immerso nell’ambiguità e nella complessità. Quando devi prendere decisioni velocemente senza riuscire a definire con sufficiente precisione gli impatti che questa produrrà.

La complessità dell’ambiente e delle organizzazioni sembra diventare stritolante: ci sentiamo sempre più soli di fronte alla crescente frustrazione derivante dall’incapacità di governare una realtà cangiante.

Il gioco dell’ipercomplessità nelle organizzazioni

Il sociologo tedesco Niklas Luhmann ha ben descritto questa situazione parlando di ipercomplessità: qualsiasi cosa nella società postmoderna (o società liquida per dirla con Zigmunt Bauman, un altro sociologo) può essere descritta e organizzata in una serie tendenzialmente infinita di modi.

Per comprendere velocemente la realtà cerchiamo di semplificare la sua complessità mediante un processo di riduzione degli elementi che la compongono. È il modo che abbiamo appreso per gestire l’enorme massa di informazioni nella quale siamo costantemente immersi, selezionando cosa ci sembra rilevante (o noto) e ciò che non lo è.

Quando descriviamo la realtà comunicando, partiamo dalla semplificazione che ne abbiamo fatto, la quale a sua volta viene semplificata dal ricevente. Si innesca così un processo ricorsivo che genera l’ipercomplessità. Il risultato è che, in termini organizzativi e sociali, una definizione precisa, una comprensione piena e libera dalle ambiguità diventa impossibile. Tutto può essere interpretato in un numero praticamente infinito di modi.

Leadership e complessità

Le tradizioni (a questo servono) hanno offerto una chiave di lettura per l’interpretazione degli eventi, fornendo un significato condiviso che semplifica la relazione e “libera” l’individuo dal dover decidere autonomamente.

Nella società liquida questa protezione psicologica si dissolve: le organizzazioni hanno fame di significati che possano interpretare una realtà così difficile da comprendere, significati da condividere.

 

Non è più applicabile il “si è sempre fatto così!”, non basta più ed è evidente. Ciò che facevamo, gli approcci e gli strumenti utilizzati solo pochi anni fa, non sono più adeguati alla nuova realtà. Lo stesso concetto di cambiamento modifica il suo significato divenendo un movimento di trasformazione senza fine.

Lo sviluppo della leadership dell’ipercomplessità

Essere leader dell’ipercomplessità significa sviluppare una nuova competenza: essere capaci di osservare la propria attitudine manageriale come se la guardassimo dall’alto. Nell’era postmoderna cresce la necessità di una leadership riflessiva, in grado di affiancare alle capacità realizzative l’attitudine all’osservazione della propria azione e dei risultati che questa offre.

Nella complessità non esistono soluzioni certe.

Come Luhmann suggerisce, nell’ipercomplessità è necessario un adattamento continuo che è possibile solo riuscendo ad apprendere senza sosta dalle proprie azioni (anche dagli errori) e da tutte le fonti possibili.

La formazione digitale diventa per questo uno strumento indispensabile e imprescindibile per offrire ai leader, e non solo, gli strumenti per continuare ad apprendere e a condividere intuizioni ed esperienze, contribuendo in modo sostanziale allo sviluppo dell’intero ecosistema organizzativo.

Adaptive Learning

Adaptive learning: come funziona, e perché

Non ho tempo, c’è sempre molto lavoro da fare”: è una delle obiezioni più ricorrenti avanzate dalle persone in azienda (a tutti i livelli) di fronte alla prospettiva di un corso di formazione. Oltre alla percezione di non avere tempo, ad ostacolare una partecipazione fruttuosa alle attività formative c’è anche la carenza di spazio mentale, cioè di attenzione e concentrazione, e pure la mancanza di una motivazione sufficiente.

Spesso ci si mette anche la noia, dovuta al fatto che una parte dei contenuti – magari la maggior parte di essi – è già nota, appresa in corsi precedenti o direttamente dall’esperienza sul campo. 

Si può ribadire quanto si vuole che aumentare le proprie conoscenze e competenze è parte integrante dell’attività lavorativa, specie in questa “economia della conoscenza”. Se in teoria siamo tutti d’accordo, nella pratica la pressione quotidiana dei problemi da risolvere e degli obiettivi da raggiungere ha quasi sempre la meglio.

Si direbbe insomma che l’intoppo non stia tanto nel cosa, cioè nell’importanza della formazione, quanto piuttosto nel come fare in modo che essa trovi un’attuazione pratica.

Questo “come” si regge su (almeno) due pilastri: come apprendono gli adulti e come usare al meglio la tecnologia digitale.

I quali, non per caso, sono i punti di riferimento di Apprendere. 

È proprio grazie alle caratteristiche uniche del digitale che oggi siamo in grado di sfruttare al meglio ciò che già conosciamo sul modo in cui le persone apprendono. I software di adaptive learning (come quelli dei nostri partner) erogano a ciascun individuo i contenuti più adatti alle sue conoscenze, senza annoiarlo con ciò che già sa e senza frustrarlo con ciò che ancora è troppo avanzato per lui.

Ma c’è di più. I programmi di adaptive learning sono organizzati in modo da rinforzare il primo apprendimento utilizzando con precisione meccanismi come l’interleaving e lo spacing effect, proponendo cioè i contenuti con l’alternanza e con la cadenza temporale ottimali per la definitiva memorizzazione e interiorizzazione della materia.

Ma come la mettiamo con il fatto che “non c’è tempo”? Qui entra in azione il microlearning: il contenuto viene confezionato in “nuclei” brevi, focalizzati e rilevanti, che possono essere fruiti nel giro di 2 o 3 minuti ciascuno. La persona può scegliere il momento più adatto per dedicarvisi, e 3 minuti dentro il flusso delle incombenze quotidiane li si trovano sicuramente. Fino a diventare una piacevole e gradita abitudine. 

Ecco quindi che questa metodologia, grazie alle possibilità inedite offerte dalle nuove tecnologie, agisce sulle criticità più comuni: tempo, motivazione, assimilazione effettiva dei contenuti, misurazione del completamento e dell’efficacia della formazione.

L’adaptive learning, combinato con i meccanismi del micro learning, è forse la frontiera in questo momento più innovativa e interessante della formazione digitale. È una delle risorse principali su cui fa affidamento APPrendere per trasformare il modo di apprendere nelle organizzazioni.

Pronta la seconda edizione di Silverline

Ci stavamo lavorando già da un po’, noi di APPrendere, con i nostri clienti: la digital transformation applicata alla formazione aziendale. Poi è arrivata la pandemia di Covid, e abbiamo visto fioccare le richieste di supporto, di consulenza, di formazione alla Formazione Digitale.

È nata così, nel pieno del lockdown della primavera 2020, l’idea di Silverline: un percorso per dare a quelle richieste una risposta solida, robusta, a livello strategico.

Che aiutasse le aziende a fare un salto di qualità nello sfruttare le nuove opportunità del digitale, le sue potenzialità inespresse.

La prima edizione è partita a settembre e si è conclusa dopo 8 settimane di viaggio in compagnia di una ventina di L&D manager di diverse aziende e di professionisti della formazione e del coaching. In compagnia anche di Nicola e Claire, i nostri due personaggi che qui potete conoscere in fotografia. Ora siamo pronti per la seconda, che prenderà il via all’inizio di febbraio 2021.

Silverline vuole essere esso stesso il paradigma della Formazione Digitale: è fatto di materiali realizzati appositamente e disponibili online sul Learning Management System (LMS) Docebo offerto da APPrendere, e poi documenti, infografiche, audiovisivi, link a risorse presenti in Internet, forum di discussione, test di verifica, appuntamenti live in virtual classroom (90 minuti ciascuno).

Dentro questo multiforme e articolato contenitore ci sono approfondimenti teorici sull’apprendimento degli adulti e sulle competenze di facilitazione, scambio di esperienze tra L&D manager, nonché tra aziende e formatori, scoperta di strumenti digitali (alcuni soltanto, giacché sono in continua evoluzione e ogni giorno nasce qualcosa di nuovo). Alla fine un Test di Verifica per conquistare il certificato finale.

Tante cose, insomma, ma non abbiamo ancora citato la più importante, quella che fa davvero la differenza, il motivo vero per cui vale la pena fare questo investimento, da parte nostra nel preparare il percorso e da parte vostra nel frequentarlo.

La scoperta di un modo completamente diverso di progettare ed erogare la formazione in azienda.

Non si tratta (soltanto) di impadronirsi di qualche applicazione o di qualche piattaforma digitale in più: si tratta soprattutto di trasformare il paradigma. Uscire dagli schemi a cui aziende e formatori sono abituati e applicarne di totalmente differenti: perché il mondo intorno a noi è cambiato (lo stava già facendo, il Covid si è incaricato di completare la traiettoria), le esigenze e i ritmi sono cambiate e i contenuti della formazione vanno riverificati, aggiornati e rimodulati. 

Frequentare Silverline significa conoscere tutto ciò nel modo più efficace: sperimentandolo in prima persona.

Si conoscono i principi, i metodi e le tecnologie parlandone e allo stesso tempo usandoli per parlarne.

Nel facilitare la prima edizione ci siamo divertiti, abbiamo imparato cose nuove e ci siamo rafforzati nella convinzione di essere sulla strada giusta. Se vuoi percorrerla con noi, l’appuntamento è per la prima settimana di febbraio. Altri dettagli, date e iscrizioni nella pagina dedicata qui

Conclusa la prima edizione di Silverline

L’abbiamo già scritto tante volte e forse un po’ vi siamo venuti a noia. Mi riferisco ai discorsi su che cosa la formazione digitale non è, accennando a che cosa invece essa è.

Ad aprile abbiamo partecipato a Rinascita Digitale per invitare ad andare oltre la videoconferenza. A maggio abbiamo proposto un assaggio sperimentale durante la Milano Digital Week. E finalmente a settembre è iniziata l’avventura di Silverline:

otto settimane di lavoro in compagnia di una ventina di L&D manager aziendali, formatori, coach per esplorare davvero a fondo come è fatto un percorso di formazione digitale, su che cosa si basa, che cosa richiede e come si fa a montarne uno.

Due mesi sembrano lunghi, e anche intensi considerato che gli appuntamenti in videoconferenza erano settimanali. E invece i giorni sono volati, i partecipanti sono stati sempre presenti e attivi, e noi abbiamo avuto l’opportunità di un confronto ricco e generativo che ci ha lasciati desiderosi di rimetterci in campo al più presto (lo faremo, ma questa è un’altra storia).

Per adesso ci godiamo il compimento della prima edizione di questo progetto che, nato nei primi giorni del lockdown di primavera con l’idea di rispondere allo disorientamento di un settore professionale, si è poi rapidamente evoluto nella realizzazione concreta della mission di APPrendere:

trasformare il modo di apprendere nelle organizzazioni.

Proprio osservare compiersi questa trasformazione è stato l’aspetto più affascinante e prezioso del lavoro di queste settimane: vedere come convinzioni e concezioni presenti il primo giorno sono andate via via trasformandosi, grazie agli stimoli provenienti dai materiali forniti in asincrono e dai confronti vissuti nelle dirette Zoom.

 

La domanda iniziale, che era “come faccio a prendere il mio lavoro d’aula e portarlo online?”, è diventata “come funzionano la progettazione e la realizzazione pratica di un corso di formazione digitale?” Stiamo ancora raccogliendo i feedback più dettagliati, ma ad un primo giro abbiamo raccolto consensi per la qualità ed efficacia del lavoro, e osservazioni acute e preziose su ciò che con la prossima edizione faremo diversamente.

 

Abbiamo avuto la fortuna di avere con noi manager aziendali e formatori decisamente esperti e qualificati: a loro siamo grati per la generosità nelle condivisioni e per l’impegno autentico messo in questa sfida di trasformazione. Anche noi stessi, naturalmente, abbiamo imparato un bel po’ di cose. Ed ora siamo già al lavoro per la seconda edizione: manca pochissimo al lancio.

La disruption della formazione

La disruption digitale è ormai una realtà da anni per diversi settori. Ma ora è entrata anche negli uffici, nella vita dei “colletti bianchi”. E pure in quella di consulenti, formatori e coach, che piaccia o no.

Piattaforme LMS, creazione e gestione dei contenuti, tecnologie di comunicazione sempre più evolute… Questi e tanti altri elementi (di cui il Covid è stato un mero acceleratore) stanno cambiando le regole del gioco alla radice anche nel campo della formazione aziendale.

È la fine di queste professioni? No, o almeno non necessariamente. È il momento, però, di un passaggio fondamentale: una trasformazione culturale talmente profonda da essere tutt’altro che scontata, e tantomeno immediata.

La formazione digitale non è l’attività d’aula trasportata online, ma una cosa completamente differente, per progettazione, metodologia e strumentazione.

Anche con Internet ci sono voluti parecchi anni per arrivare al Web 2.0, cioè comprendere quali fossero le autentiche e specifiche potenzialità del nuovo ambiente. Fino ai primi anni Duemila, la Rete non era stata altro che una galleria di vetrine silenti e immobili, riproduzione bidimensionale della realtà già nota.

I romanzi di fantascienza sono un ottimo strumento per rendersi conto di che cosa significa un salto di paradigma verso il futuro ignoto.

Prendiamo Le meraviglie del 2000 di Emilio Salgari (1907): un mondo fortemente automatizzato grazie all’elettricità che muove marchingegni alimentati mediante cavi dalla lunghezza letteralmente fantascientifica. Salgari non aveva immaginato la possibilità di connessione wireless.

Il cacciatore di androidi (1968 – ha ispirato il film Blade Runner) raffigura invece una società in cui le persone convivono con robot evoluti al punto da essere indistinguibili dagli esseri umani, ma vanno ancora a lavorare in automobile (volante) dentro casermoni di uffici pullulanti di persone. Niente smart working.

Sono solo due esempi di quanto sia relativamente facile immaginare lo sviluppo incrementale di un singolo oggetto o di un singolo fenomeno di cui abbiamo già qualche conoscenza.

Tutta un’altra storia, invece, è uscire dagli schemi di fondo, quelli che costituiscono i pilastri nascosti della nostra quotidianità e della nostra mente. Insomma: cambiare paradigma.

Ecco, è questo che è chiamato a fare oggi chiunque lavori nel campo dello sviluppo delle persone, che sia in azienda come fruitore o sia un soggetto erogatore di formazione e coaching: cambiare, anzi trasformare l’attitudine consueta in un’altra che ancora non esiste compiutamente, ma della quale possiamo già oggi individuare i punti di partenza su cui costruire una formazione digitale autentica e davvero efficace.

Un futuro che è già presente

Sul sito di Eni è possibile leggere (studiare) questo articolo che parla del nostro tema preferito: come siamo messi con la digitalizzazione della formazione. Si tratta di un post datato 20 luglio 2020, la cronaca corre veloce e alcune considerazioni scadono dopo pochi giorni, ma troviamo comunque un buon numero di spunti meritevoli di considerazione.

Innanzitutto i dati esposti: il Datalab di Eni ha condotto un rilevamento sistematico delle conversazioni su Twitter facendo emergere i contenuti relativi alla formazione digitale, scolastica e aziendale.

L’osservazione scientifica sul campo conferma che quello della formazione digitale e più in generale della digitalizzazione della nostra società è uno dei temi cruciali di questo periodo. Risalta, a fronte dello sviluppo tecnologico, lo spiazzamento che vivono le persone a causa del ritardo di preparazione sia tecnica che, prima ancora, culturale.

Vi si legge anche che, a differenza del sistema scolastico, il sistema economico-aziendale era già proiettato nel mondo della formazione digitale: il Covid ha accelerato un processo che era già in corso e che già stava prendendo forma in misura significativa. Questo è uno spunto di riflessione interessante per chi ancora pensa che la formazione digitale sia il futuro: in realtà, essa è il presente.

Sì, lo so, il titolo dell’articolo parla di “primi passi nella formazione del futuro”. Ma sappiamo bene quanto rapidamente il futuro ci arrivi addosso, e quanto sia importante anticipare le mosse.

Viviamo in un ambiente digitalizzato ed è urgente ri-allineare le nostre attitudini – mentali e di comportamento – al livello di pervasività ormai raggiunto dalla presenza tecnologica.

Nel rimandarvi alla lettura approfondita del post, non resta che fare nostra la conclusione del post di Eni: “l’e-learning e la formazione online saranno sempre più presenti nelle nostre vite, sia scolastiche che professionali, come strumenti indispensabili per garantire un’istruzione sempre più equa e inclusiva”.

Incontro con le scuole di coaching

Si può fare formazione “distanziata”? Se sì, come? È la domanda, una delle tante in verità, che le conseguenze del Covid hanno importo al mondo economico e sociale. Nelle scorse settimane, abbiamo incontrato le scuole di coaching accreditate dall’International Coaching Federation (ICF).

Sono le realtà che formano i futuri professionisti del coaching e – come tutti coloro che si occupano di formazione – sono tra le più toccate dalle misure restrittive sanitarie. Nonché tra le più interessate dalla necessità di programmare a medio e lungo termine

L’ambiente digitale è completamente diverso da quello in cui ci siamo abituati ad operare finora. È necessario imparare quali strumenti esistono e come maneggiarli, ma anche come muoversi su quel terreno specifico.

Edoardo Gironi, coach ICF egli stesso nonché  CEO di APPrendere, ha illustrato il framework e gli strumenti utili per trasferire i corsi nell’ambiente digitale. È stata l’occasione per uno scambio reciproco molto denso e interessante.

Da un lato, c’è stata una panoramica sulla terminologia, le piattaforme, gli ambienti e le modalità maggiormente efficaci in questo contesto. Dall’altro, la raccolta di feedback e nuovi spunti, utili a calibrare sempre meglio l’offerta di metodi e di tecnologia sulle effettive necessità dei formatori, partendo dalla condivisione di bisogni, preoccupazioni e aspirazioni.

Ringraziamo ICF Italia per averci dato questa opportunità di perseguire lo scopo di APPrendere: mettere le organizzazioni e i professionisti nella condizione di sfruttare al massimo le nuove potenzialità offerte dagli strumenti digitali. 

Rinascita Digitale

Il video dell’intervento a Rinascita Digitale

Lunedì 6 aprile scorso, il nostro founder e CEO Edoardo Gironi ha spiegato in cosa consiste la Formazione Digitale, quali strumenti e quali metodi di progettazione servono per i corsi che utilizzano la tecnologia.
In questo periodo storico é fondamentale capire quali sono gli strumenti e le tecniche per essere davvero efficaci nell’ambiente digitale.

L’intervento si é svolto durante l’interessante programma di formazione online di Rinascita Digitale, che ha messo a disposizione la registrazione nel suo canale Youtube

Per tutte le domande o altre informazioni, siamo a tua disposizione: contattaci.

Buona visione!

 

microlearning

Il nostro webinar sul microlearning

Nel caso non abbiate avuto la possibilitá di seguire il nostro webinar “Come creare un corso microlearning da zero” oppure vorreste rivedere la registrazione ti lasciamo il link dove poter scaricare la registrazione.

Per tutte le domande o ti servisse qualche altra spiegazione contattaci.

Buona visione!

 

 

 

Formare le persone ai tempi del Coronavirus

Aule cancellate, fatturato azzerato e nessuna idea di quando si potrà tornare a lavorare. Per un formatore i tempi del COVID-19 sono senza dubbio un momento particolarmente difficile.

In APPrendere, così come in tutte le aziende che si occupano di formazione digitale, siamo sommersi da richieste da aziende di consulenza e da freelance alla urgente ricerca di modi per proseguire i programmi in corso e progettare nuove possibili soluzioni formative.

Noi siamo pronti, e siamo sinceramente felici di poter dare il nostro contributo. E’ importante però comprendere quali sono le differenze, cioè in che senso la formazione digitale è diversa da quella in aula. Non posso pretendere di usare un’automobile o una bicicletta nello stesso modo. Entrambe hanno pregi e limitazioni di cui dobbiamo tener conto.

  • Fare formazione digitale non è caricare su un sito (o una piattaforma) la presentazione in PowerPoint che ha funzionato così tante volte in aula.
  • Nel mondo digitale (ma forse anche in quello reale!) non è sufficiente avere dei contenuti che siano imperdibili per profondità o specializzazione. Questi stessi contenuti devono anche essere accattivanti, gradevoli e ben presentati.
  • Un webinar deve essere progettato e condotto in modo adeguato. Ci sono strumenti e tecniche specifiche per condurre un webinar capace di realizzare gli obiettivi che ci si prefigge.
  • La conduzione di un’aula virtuale non ha nulla a che fare con quella di un’aula fisica. Bisogna organizzare i tempi e gli strumenti didattici in modo differente. Organizzare i lavori di gruppo e le attività in modo completamente differente.
  • Formazione blended non è alternare presentazioni con filmati di YouTube. È progettare le interazioni tra discenti e docenti, nonché tra i discenti stessi. È mantenere dei ritmi fra sincrono e asincrono in grado di mantenere coinvolti i partecipanti.

Lasciatevi aiutare da chi questo lavoro lo fa da anni: abbiamo le competenze, le infrastrutture, gli strumenti e l’esperienza per aiutarvi a cogliere e sfruttare i vantaggi della formazione digitale.

Siete esperti di change management. È arrivato il momento di applicare per voi quelle competenze. Ora è necessario cambiare tutto se vogliamo che nulla cambi (o quanto meno ci si possa adattare velocemente al cambiamento).