Conclusa la prima edizione di Silverline

L’abbiamo già scritto tante volte e forse un po’ vi siamo venuti a noia. Mi riferisco ai discorsi su che cosa la formazione digitale non è, accennando a che cosa invece essa è.

Ad aprile abbiamo partecipato a Rinascita Digitale per invitare ad andare oltre la videoconferenza. A maggio abbiamo proposto un assaggio sperimentale durante la Milano Digital Week. E finalmente a settembre è iniziata l’avventura di Silverline:

otto settimane di lavoro in compagnia di una ventina di L&D manager aziendali, formatori, coach per esplorare davvero a fondo come è fatto un percorso di formazione digitale, su che cosa si basa, che cosa richiede e come si fa a montarne uno.

Due mesi sembrano lunghi, e anche intensi considerato che gli appuntamenti in videoconferenza erano settimanali. E invece i giorni sono volati, i partecipanti sono stati sempre presenti e attivi, e noi abbiamo avuto l’opportunità di un confronto ricco e generativo che ci ha lasciati desiderosi di rimetterci in campo al più presto (lo faremo, ma questa è un’altra storia).

Per adesso ci godiamo il compimento della prima edizione di questo progetto che, nato nei primi giorni del lockdown di primavera con l’idea di rispondere allo disorientamento di un settore professionale, si è poi rapidamente evoluto nella realizzazione concreta della mission di APPrendere:

trasformare il modo di apprendere nelle organizzazioni.

Proprio osservare compiersi questa trasformazione è stato l’aspetto più affascinante e prezioso del lavoro di queste settimane: vedere come convinzioni e concezioni presenti il primo giorno sono andate via via trasformandosi, grazie agli stimoli provenienti dai materiali forniti in asincrono e dai confronti vissuti nelle dirette Zoom.

 

La domanda iniziale, che era “come faccio a prendere il mio lavoro d’aula e portarlo online?”, è diventata “come funzionano la progettazione e la realizzazione pratica di un corso di formazione digitale?” Stiamo ancora raccogliendo i feedback più dettagliati, ma ad un primo giro abbiamo raccolto consensi per la qualità ed efficacia del lavoro, e osservazioni acute e preziose su ciò che con la prossima edizione faremo diversamente.

 

Abbiamo avuto la fortuna di avere con noi manager aziendali e formatori decisamente esperti e qualificati: a loro siamo grati per la generosità nelle condivisioni e per l’impegno autentico messo in questa sfida di trasformazione. Anche noi stessi, naturalmente, abbiamo imparato un bel po’ di cose. Ed ora siamo già al lavoro per la seconda edizione: manca pochissimo al lancio.

La disruption della formazione

La disruption digitale è ormai una realtà da anni per diversi settori. Ma ora è entrata anche negli uffici, nella vita dei “colletti bianchi”. E pure in quella di consulenti, formatori e coach, che piaccia o no.

Piattaforme LMS, creazione e gestione dei contenuti, tecnologie di comunicazione sempre più evolute… Questi e tanti altri elementi (di cui il Covid è stato un mero acceleratore) stanno cambiando le regole del gioco alla radice anche nel campo della formazione aziendale.

È la fine di queste professioni? No, o almeno non necessariamente. È il momento, però, di un passaggio fondamentale: una trasformazione culturale talmente profonda da essere tutt’altro che scontata, e tantomeno immediata.

La formazione digitale non è l’attività d’aula trasportata online, ma una cosa completamente differente, per progettazione, metodologia e strumentazione.

Anche con Internet ci sono voluti parecchi anni per arrivare al Web 2.0, cioè comprendere quali fossero le autentiche e specifiche potenzialità del nuovo ambiente. Fino ai primi anni Duemila, la Rete non era stata altro che una galleria di vetrine silenti e immobili, riproduzione bidimensionale della realtà già nota.

I romanzi di fantascienza sono un ottimo strumento per rendersi conto di che cosa significa un salto di paradigma verso il futuro ignoto.

Prendiamo Le meraviglie del 2000 di Emilio Salgari (1907): un mondo fortemente automatizzato grazie all’elettricità che muove marchingegni alimentati mediante cavi dalla lunghezza letteralmente fantascientifica. Salgari non aveva immaginato la possibilità di connessione wireless.

Il cacciatore di androidi (1968 – ha ispirato il film Blade Runner) raffigura invece una società in cui le persone convivono con robot evoluti al punto da essere indistinguibili dagli esseri umani, ma vanno ancora a lavorare in automobile (volante) dentro casermoni di uffici pullulanti di persone. Niente smart working.

Sono solo due esempi di quanto sia relativamente facile immaginare lo sviluppo incrementale di un singolo oggetto o di un singolo fenomeno di cui abbiamo già qualche conoscenza.

Tutta un’altra storia, invece, è uscire dagli schemi di fondo, quelli che costituiscono i pilastri nascosti della nostra quotidianità e della nostra mente. Insomma: cambiare paradigma.

Ecco, è questo che è chiamato a fare oggi chiunque lavori nel campo dello sviluppo delle persone, che sia in azienda come fruitore o sia un soggetto erogatore di formazione e coaching: cambiare, anzi trasformare l’attitudine consueta in un’altra che ancora non esiste compiutamente, ma della quale possiamo già oggi individuare i punti di partenza su cui costruire una formazione digitale autentica e davvero efficace.

Un futuro che è già presente

Sul sito di Eni è possibile leggere (studiare) questo articolo che parla del nostro tema preferito: come siamo messi con la digitalizzazione della formazione. Si tratta di un post datato 20 luglio 2020, la cronaca corre veloce e alcune considerazioni scadono dopo pochi giorni, ma troviamo comunque un buon numero di spunti meritevoli di considerazione.

Innanzitutto i dati esposti: il Datalab di Eni ha condotto un rilevamento sistematico delle conversazioni su Twitter facendo emergere i contenuti relativi alla formazione digitale, scolastica e aziendale.

L’osservazione scientifica sul campo conferma che quello della formazione digitale e più in generale della digitalizzazione della nostra società è uno dei temi cruciali di questo periodo. Risalta, a fronte dello sviluppo tecnologico, lo spiazzamento che vivono le persone a causa del ritardo di preparazione sia tecnica che, prima ancora, culturale.

Vi si legge anche che, a differenza del sistema scolastico, il sistema economico-aziendale era già proiettato nel mondo della formazione digitale: il Covid ha accelerato un processo che era già in corso e che già stava prendendo forma in misura significativa. Questo è uno spunto di riflessione interessante per chi ancora pensa che la formazione digitale sia il futuro: in realtà, essa è il presente.

Sì, lo so, il titolo dell’articolo parla di “primi passi nella formazione del futuro”. Ma sappiamo bene quanto rapidamente il futuro ci arrivi addosso, e quanto sia importante anticipare le mosse.

Viviamo in un ambiente digitalizzato ed è urgente ri-allineare le nostre attitudini – mentali e di comportamento – al livello di pervasività ormai raggiunto dalla presenza tecnologica.

Nel rimandarvi alla lettura approfondita del post, non resta che fare nostra la conclusione del post di Eni: “l’e-learning e la formazione online saranno sempre più presenti nelle nostre vite, sia scolastiche che professionali, come strumenti indispensabili per garantire un’istruzione sempre più equa e inclusiva”.