Una strategia che trasforma la formazione

Che tu sia un responsabile risorse umane, un direttore commerciale o un responsabile di rete esterna (partner, franchisee, installatori) avrai compreso che non si torna indietro e le riunioni in presenza sono un ricordo, un pò come le adunate di piazza per ascoltare un comizio politico. Il digitale integra tutte le funzioni tradizionali.

Perché è efficace e perché la tecnologia lo rende bello e gradevole.

Ma è la tua STRATEGIA che lo deve mettere in atto

per ottenere il cambiamento delle teste delle persone che equivale a un cambiamento dell’apprendimento.

Parlo di apprendimento perché è il solo modo di trasformare le persone.

La formazione e il training sono ad una via. L’apprendimento è un percorso dentro di noi che ci trasforma. Solo se ci impegniamo. E qui viene il tema del piacere: solo se piacevole, come un film, come una pubblicità, come un abbraccio affettuoso, l’apprendimento genera emozione e rimane dentro di noi: ci trasforma.

Detto quindi il perché, ora passiamo al cosa. Lo strumento che modifica i comportamenti sul campo è uno strumento fatto di 5 passi, descritti nel libro Il design della formazione che trovi qui tradotto da APPrendere.

  1. Riassumi ciò che sai. Tramite test, verifica quello che sai: è già lì, non occorre ripeterlo!
  2. Approfondisci ciò che sai poco o che non ricordi bene: serve meno fatica per risvegliare la memoria rispetto ad imparare cose completamente nuove. Ma un po’ di sforzo serve!
  3. Aggiorna l’esistente: le competenze vanno manutenute e aggiornate. Usa ciò che sai per identificare ciò che non sai.
  4. Circòndati di oggetti di apprendimento: utilizza ogni occasione per ripetere, libri, podcast, video, continuamente ripetuti i concetti appresi rimangono nella memoria e si sedimentano.
  5. Traccia la trasformazione dei risultati misurando con indicatori di misurazione i miglioramenti effettuati.

Questo metodo, che Owens e Kadakia hanno battezzato Learning Cluster Design, è il futuro della formazione e addestramento. Come vogliamo che sia l’apprendimento tra 7 anni dobbiamo deciderlo oggi!

Chi è l’Instructional Designer, e che cosa fa

La figura dell’Instructional Designer è una sintesi molto efficace di uno dei principi che è indispensabile assimilare nell’avvicinarsi alla formazione digitale. Cioè: si tratta di un universo completamente nuovo rispetto a quanto siamo abituati da sempre.

Il mondo digitalizzato è fatto in modo sostanzialmente diverso dal mondo analogico in cui praticamente tutti noi siamo cresciuti e abbiamo imparato a vivere e lavorare. Una visione molto interessante e chiara è offerta ad esempio dal libro Il Design della formazione di Kadakia e Owens, appena uscito in Italia a cura di APPrendere.

Il metodo e i contenuti del lavoro di Instructional Designer sono tipici del mondo digitalizzato.

Innanzitutto, un’osservazione sul nome: già il termine “designer” è molto indicativo, a cominciare dal fatto che evoca una fusione di metodo oggettivo e creatività da esercitare volta per volta, in ogni singolo caso diverso.

Proprio come un designer di moda o di interni, o di oggetti d’uso, il lavoro dell’Instructional Designer consiste nel creare qualcosa di unico e personalizzato. Non “corsi di formazione” da rivendere e replicare, bensì ambienti in cui le persone possano muoversi per apprendere nel modo più fluido e confortevole possibile.

Dicendo “personalizzato” intendiamo su misura per l’azienda o per l’organizzazione che eroga l’attività formativa. E nello stesso tempo su misura del singolo individuo che fruisce della formazione.

L’Instructional Designer non sostituisce il docente, giacché risponde a un’esigenza che prima non esisteva. È un esperto di metodo, è la persona che conosce i diversi modi di organizzare nel modo più efficace ed efficiente le attività di formazione, le risorse e gli oggetti formativi.

Il suo compito è particolarmente complesso e articolato proprio perché richiede la conoscenza delle svariate possibilità e opportunità potenzialmente utilizzabili.

Come minimo bisogna che:

  • conosca le teorie dell’apprendimento e gli approcci metodologici,
  • sia in grado di leggere il contesto e definire gli obiettivi di apprendimento,
  • sappia individuare gli strumenti, i task, le misurazioni più adatti,
  • sia aggiornato su funzionamento e potenzialità di LMS, TMS, authoring tools e di tutti gli aspetti tecnologici.

Poi ci sono gli esperti del contenuto, che affiancano il designer. Nella formazione moderna la lezione in aula tenuta da un docente continua ad esistere, ma non più come la soluzione principale, bensì come una delle possibili opzioni. Gli esperti di contenuto a cui si rifa il Designer non sono necessariamente docenti o formatori, anzi. Spesso sono manager, tecnici, professionisti che contribuiscono con la loro conoscenza specializzata.

Dunque organizzare l’apprendimento oggi è un lavoro di squadra: servono progettisti, esperti di contenuti, sviluppatori ed esperti di tecnologia nelle sue più diverse forme e declinazioni… È una delle caratteristiche della formazione digitale: da soli non si va più da nessuna parte.

Il nuovo paesaggio della Formazione Digitale

L’epoca delle aule fisiche e della formazione in presenza è terminata? La risposta è no. È certamente vero che questi due anni di pandemia hanno dato una forte accelerazione all’uso degli strumenti digitali, a partire dai webinar e dalle riunioni in Zoom, Microsoft Teams e simili. Ciò ha permesso a molti di scoprire potenzialità finora trascurate, ma non significa che siamo destinati a stare sempre e solo online.

In aula si tornerà certamente (si sta già tornando, in verità). Solo che non sarà tutta lì, la formazione. Il digitale può andare ben oltre e le sue potenzialità hanno molte forme e molti ritmi. Ma per coglierle tutte, queste potenzialità, bisogna fare un passaggio trasformativo e cogliere il modo specifico in cui funziona il mondo digitalizzato.

Quello che conta non è tanto conoscere singoli strumenti, quanto adottare un nuovo approccio metodologico di base. Una metafora nuova.

La formazione come l’abbiamo conosciuta fin qui ha la forma di un “percorso”, una strada che va dal punto A dell’ignoranza al punto B della conoscenza.

La formazione del XXI secolo (digitalizzato) ha la forma di un paesaggio multiforme, dentro il quale muoversi in tutte le direzioni facendo esperienze di apprendimento.

Chi progetta ed eroga la formazione è sempre meno un docente e sempre più un designer e un facilitatore di apprendimento. È questo il termine centrale: apprendimento, non insegnamento. Questo passaggio da un concetto all’altro è il perno del cambiamento di cui sopra. Il protagonista è colui che apprende, non colui che insegna. 

Il protagonista del nostro lavoro di progettazione ed erogazione della formazione non è più il passeggero di un autobus guidato da altri lungo una strada a lui sconosciuta.

È invece un esploratore, che si muove dentro l’ambiente preparato dall’Instructional Designer.

E coglie le attività, gli spunti, i contenuti, le modalità più adatte alle sue preferenze di pensiero, alle sue circostanze logistiche, alle conoscenze che già possiede.

Ecco dunque che il corso di formazione unico si articola in tanti elementi di forma, durata e caratteristiche differenti. Incontra così in modo personalizzato e tempestivo le esigenze e le predisposizioni di apprendimento dei learner, e proprio per questo diventa più efficace che mai.

Il digitale è lì pronto ad offrirci un livello di personalizzazione che non è mai stato praticabile finora. Fatta eccezione per i rampolli delle famiglie nobili e ricche che avevano il loro istitutore personale. Per cogliere l’opportunità serve però cambiare mentalità. Attrezziamoci dunque per disegnare nuovi paesaggi formativi.